L’80% dei circa 500 mila pazienti Alzheimer italiani è assistito in famiglia che è dunque chiamata a sostenere per la massima parte il processo terapeutico e assistenziale della malattia, per un costo medio annuo di 90/100 milioni a paziente. Questo in sintesi i risultati emersi da uno studio del Censis “Alzheimer: i costi sociali e i bisogni assistenziali di una malattia familiare” che ha intervistato 802 familiari di pazienti con diagnosi di Alzheimer e da un’inchiesta condotta dal settimanale “Vita” su “L’Italia dell’Alzheimer” che ha messo a confronto cinque città italiane (Bologna, Milano, Palermo, Roma, Trento). Le due indagini sono state presentate oggi a Roma a esponenti delle istituzioni nel corso di un dibattito sul tema. Lo studio del Censis ha dimostrato che il vero e proprio “baluardo” dell’assistenza al malato Alzheimer in Italia è il familiare: i 3/4 della sua giornata sono infatti assorbiti da compiti di cura, in media sette ore al giorno di assistenza diretta e quasi undici ore di sorveglianza. L’indagine del Censis ha poi sondato le indicazione dei familiari sul “che cosa serve”: il 30,7% ha risposto “centri medici specifici per la malattia di Alzheimer e Centri Diurni”, il 30,2% disponibilità di farmaci, il 25,8% assistenza con l’intervento di collaboratori familiari e il 22,1% l’assistenza domiciliare sanitaria. L’inchiesta del settimanale “Vita” ha invece registrato un circuito assistenziale “frammentato” soprattutto al sud. “E’ necessario quindi – affermano i curatori delle indagini – che tutte le istituzioni, dal legislatore nazionale a quelli locali, non considerino più la malattia di Alzheimer una tragedia privata, ma mettano in campo tutte le azioni possibili per rispondere a bisogni che riguardano una fetta sempre più imponente di popolazione