“Chi non è comunicativo manca di peso nella vita sociale. Ecco perché bisogna stimolare la volontà di comunicare a tutti i livelli della Chiesa”. E’ quanto si legge nel “documento di riflessione”, oggetto di dibattito nel corso del congresso europeo su “Proclamare il vangelo nella società dell’informazione”, che comincia oggi (fino all’11 aprile) a Monserrat (Barcellona) per iniziativa del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee. Il documento, redatto dal Comitato episcopale europeo per i media (Ceem), invita le Chiese d’Europa ad interrogarsi su “come sviluppare una vera politica di comunicazione, che migliori il lavoro professionale dei media e le relazioni con i giornalisti”. Introdurre alcune “strategie di marketing”, comprendere meglio i media, “le loro esigenze professionali e le loro esigenze etiche”, creare opportunità per “comunicare positivamente”: queste altre proposte avanzate nel documento, in cui si insiste molto sulla necessità di promuovere azioni di formazione. “La formazione ai media – osservano i rappresentanti del Ccee – è diventata un ambito-chiave della Chiesa, al fine di esercitare la sua responsabilità pastorale verso una società dell’informazione ‘umanizzata’”. A partire da questa consapevolezza, le Chiese europee si interrogano su quali “decisioni politiche” prendere in tale ambito e su come “partecipare, in quanto Chiesa, alle preoccupazioni e alle riflessioni concernenti la comunicazione che fanno i sociologi, i filosofi, i pensatori e gli stessi professionisti dei media”. Il passo successivo è quello di chiedersi “quale scambio e quale dialogo può stabilirsi con essi, in particolare sul piano dell’etica e della deontologia”.