LA VITA RELIGIOSA FEMMINILE, TRA VECCHIE E NUOVE POVERTÀ

“La vita religiosa femminile deve saper cogliere il tempo favorevole aperto dall’Esortazione del Papa ‘Vita Consecrata’ e l’invito a ‘farci promotrici di un nuovo femminismo nella Chiesa e nella società’, consapevoli che ci sono spazi di partecipazione in vari settori e a tutti i livelli”. Lo ha detto questa mattina madre Teresa Simionato, presidente dell’Usmi nazionale, aprendo a Roma la XLVI assemblea generale dell’Unione Superiore Maggiori d’Italia dedicata al tema “Rivolti al Padre per amare il mondo. La vita religiosa femminile verso nuove solidarietà”. Ad ascoltarla circa seicento superiore generali e provinciali delle congregazioni femminili presenti in Italia, chiamate a riflettere sia sulla riduzione numerica delle religiose e delle opere (secondo l’Annuario dell’Usmi, dal ’92 al ’98 le novizie italiane sono calate del 60 per cento e l’età media, si è molto elevata), sia “sulla possibilità di leggere queste nuove situazioni in chiave di opportunità”. “Possiamo chiederci – ha detto madre Simionato – se il nostro timore di perdere alcune istituzioni che ci danno sicurezza e la nostra preoccupazione di continuare a mantenere le opere a qualunque prezzo, nascano dal desiderio di rendere visibili i valori del Regno o non piuttosto dall’inerzia delle nostre abitudini e dalla tentazione di preferire antichi modelli piuttosto che costruirne dei nuovi”. Oggi per le religiose, ha proseguito la presidente dell’Usmi, si prospettano nuovi orizzonti di solidarietà che “‘ad intra’ significano mutua carità anche tra congregazione religiose e, ‘ad extra’, il coraggio di unirci per raggiungere le nuove povertà”. Le religiose in Italia sono 114.775 (comprese 7.651 claustrali) e fanno capo a 641 congregazioni.