E’ quanto afferma mons. Eleuterio Francesco Fortino, sotto-segretario del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, in un intervista pubblicata oggi nell’ultimo numero del Sir. Mons. Fortino ricorda che “rimarginare le ferite, sanare i cuori, purificare le memorie ed avviarsi alla ricostruzione e ad una nuova vita è l’esigenza di ogni fine di conflitti”. In tutto questo, precisa, “le Chiese hanno un ruolo e delle possibilità specifiche. Il ‘samaritano’ cura il malcapitato senza chiedere la carta di identità, il ‘predicatore’ annuncia il perdono venuto dalla Croce di Cristo per l’umanità intera, il ‘celebrante’ prega per chiunque ha bisogno di salvezza”. Secondo mons. Fortino “la debolezza dei cristiani durante i conflitti – perché i religiosi sono disarmati – si trasforma in potenza del Vangelo nel tempo della ricomposizione delle comunità e della rinascita della convivenza”. ” “Nei Balcani, dove “forse i gruppi religiosi sono chiamati ad una evangelizzazione che tenga più presente” il “comandamento nuovo” di “amarsi l’un l’altro”, il dialogo ecumenico – “oltre ad offrire nuove possibilità di azione” – può essere “testimonianza di fede attiva”, ai fini di “un nuovo rapporto nell’intera società sempre più multietnica”. Le relazioni ecumeniche in queste terre, ma anche “fra i cristiani del resto del mondo, comprese le Chiese nei Paesi della Nato”, ad avviso di mons. Fortino potrebbero “rafforzare lo spirito di fraternità e di riconciliazione, dimensioni essenziali per una nuova necessaria convivenza tra i popoli”. Nella stessa maniera, suggerisce mons. Fortino, “dovrebbero svolgersi le relazioni con i credenti di altre religioni, nel caso presente con i musulmani. Il comune riferimento alla trascendenza potrà aiutare l’instaurazione di un nuovo atteggiamento di reciproco rispetto e di salvaguardia dei diritti umani di tutti e di un nuovo ordine etico, superando l’immoralità dell’odio e della guerra”. ” “” “” “