E’ normale che una bambina di cinque anni insulti pesantemente l’insegnante colpevole solo di averla rimproverata?” E’ la domanda che pone il settimanale cattolico umbro “La Voce” in un articolo apparso nel numero di oggi. Di fronte ad un caso del genere cosa dire? “Niente. – scrive il settimanale – E’ normale no? I piccoli vanno lasciati liberi di sfogarsi altrimenti si formano dei complessi”. Però, puntualizza il settimanale questo dovrebbe valere non solo per i bambini “ma anche per gli adulti, come la maestra offesa che “avrebbe avuto anche lei diritto a sfogarsi con un bel ceffone”. “Ma queste cose – constata l’articolo – sono dell’altro mondo. Non è permesso neppure pensarlo. Si va in tribunale per cose anche minori”. Ne emerge un problema serio: “chi ha diritto a sfogarsi e chi no”. “La tendenza dominante – scrive il settimanale – pare sia quella che si sfoga chi può e come può”, ad esempio attraverso le “bestemmie che circolano in giro”. “Sfogo teologico innocuo dicono psicologi e sociologi, tanto il buon Dio sopporta e perciò è meglio che prendere a schiaffi la gente che passa”. ” “La risposta, per il settimanale, sta, invece, nell’educazione. “Lo sfogo è il contrario della educazione perché implica la mancanza di dominio, di autocontrollo, di perdita di responsabilità. E gli adulti hanno il compito di aiutare i bambini a comportarsi secondo modelli di civiltà e non di istintività”. “Il dominio e l’educazione appartengono alla cultura”. La bambina, conclude il settimanale umbro, “non deve essere repressa ma aiutata a capire e dominarsi, perché possa diventare una donna”.” “