“Il denaro dell’economia illegale delle imprese e quello altrettanto illegale delle mazzette ha una naturale, inevitabile destinazione: le banche o le finanziarie dei paradisi fiscali. Tolte le cause della diffusa economia illegale, molto probabilmente si vedrà ridotto di molto quel forte deflusso di capitali dall’Italia che lo stesso Ciampi ha definito ‘misterioso’ “: sono le parole di un imprenditore del nord-est, Angelo Piccinin, che è anche componente della Commissione della pastorale sociale e del lavoro del Triveneto. Nel suo intervento sul settimanale “L’Azione” della diocesi di Vittorio Veneto, Piccinin richiama gli anni della crescita economica (“.. la nostra economia ha raggiunto i migliori risultati – scrive – con l’Oscar della lire del 1961, quando la fantasia, il coraggio e la voglia di rischiare dell’imprenditoria erano incoraggiati …”). Il “bubbone corruttivo, concussivo e collusivo” è venuto poi, quando nel nostro paese – secondo Piccinin – è stato introdotto “un sistema sanzionatorio incivile, demenziale e terrificante, che ha conferito poteri di vita e di morte sulle imprese ai controllori di legalità”. Ciò ha di fatto “indotto alla corruzione strutturale tutti gli imprenditori”, afferma, citando poi isolati casi che sono balzati anche recentemente alla cronaca per essersi rifiutati di pagare le “mazzette”. L’imprenditore vicentino Mastrotto, ad esempio, ha dichiarato “di aver pagato un miliardo e 600 milioni sotto le minacce di una verifica fiscale alle aziende dei fratelli”: un altro addirittura ha confessato di aver versato un miliardo e 850 milioni. “Porre e mantenere gli imprenditori nell’attuale situazione di sudditanza – conclude Piccinin – e i controllori di legalità nella grave tentazione di trasformare in mazzette il loro potere di vita o di morte sulle aziende, è quanto di più criminogeno si potesse pensare ed organizzare”.