La prolusione del cardinale Camillo Ruini alla 46° assemblea generale dei vescovi italiani in corso in Vaticano, è stata al centro, ieri sera, della prima puntata del programma di Sat2000 “Cantiere Italia: il Paese e i suoi vescovi”. “Due le sottolineature della prolusione, – ha detto mons. Lorenzo Chiarinelli, vescovo di Viterbo – la vocazione come disponibilità ad offrire la vita in una cultura individualista, e la pace come principale difficoltà dell’Europa delle diversità e delle distinzioni”. Dello stesso parere anche mons. Marcello Semeraro, vescovo di Oria, e mons Pietro Giacomo Nonis, vescovo di Vicenza colpito dal “tono volutamente temperato della prolusione e dalla sua dimensione non solo italiana ma mondiale che ha ricondotto l’attenzione ai grandi problemi sociali ed economici legati al sottosviluppo”. Secondo Carlo Cardia, dell’Università di Roma, il cardinale Ruini “ha posto fine, quasi con suggello formale, a qualsiasi interesse della Chiesa italiana per le diatribe tra partiti anche di quelli che ancora si definiscono di ispirazione cristiana”. Cardia ha auspicato che “i riferimenti alla scuola non siano l’inizio di una crociata rivolta solo alla scuola privata cattolica”, ed è apparso critico sui temi legati alla pace e al conflitto balcanico. “Si ha l’impressione – ha detto – che nella prolusione le responsabilità della Nato e di Milosevic siano state messe troppo sullo stesso piano”. Per Ernesto Galli Della Loggia, dell’università di Perugia, la spiegazione che “i conflitti siano originati dal sottosviluppo” è “tradizionale e sempre meno convincente”. Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di S. Egidio, ha invitato a tenere presente “il sottosviluppo come chiave di lettura di molti conflitti” ed ha ricordato che “sia la Chiesa italiana sia la Santa sede hanno mostrato grande freddezza verso l’iniziativa Nato”.