Diversi interventi di vescovi, seguiti alla prolusione del card. Ruini alla 46ª Assemblea generale della Cei in corso in Vaticano, hanno riguardato il conflitto nei Balcani. Si è discusso su come conciliare “profezia e realismo” di fronte alla guerra in corso, ha riferito ai giornalisti il card. Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Genova e vice presidente della Cei. Profezia per la Chiesa significa promuovere una “cultura della pace” e cercare, “anche nelle situazioni più disperate, di indicare la via della riconciliazione”, ha detto Tettamanzi. Realismo, invece, significa tenere presenti tre aspetti: anzitutto, ha detto il cardinale, considerare che l’area dei Balcani è “singolare per la composizione etnica, religiosa e culturale perciò l’unica strada da percorrere è quella volta a cercare una composizione e un’armonia tra le diverse parti”. Realismo significa anche “non dimenticare che la pace va attuata nel rispetto dei diritti fondamentali delle persone e dei popoli”. Infine, il realismo dovrebbe indurre “il mondo occidentale ad un sentimento di umiltà” teso a comprendere meglio la complessità del mondo orientale. Quindi, ha riferito ancora il card. Tettamanzi, i vescovi italiani ribadiscono quanto già affermato più volte dal Papa, cioè che “la violenza produce solo violenza”, auspicano che “contestualmente cessino i bombardamenti e il ritiro dei profughi” affinché si arrivi al più presto “al negoziato e al dialogo tra le parti”.