LE COLF IN ITALIA SONO UN REGNO DEL “LAVORO NERO”

Lo dice l’Acli Colf, che ha condotto una ricerca su un campione di quasi 12 mila collaboratrici familiari nel nostro paese. Dai dati emersi trova conferma la situazione fotografata dall’Inps, presso cui sono registrate posizioni “regolari” di lavoro domestico per un totale di 208.407. “Nelle famiglie italiane – afferma così la responsabile dell’Acli Colf, Maria Solinas – lavorano quindi in nero almeno 800.000 colf. Secondo la nostra stima il 60% sono italiane e il 40% immigrate, anche se questi dati sono, per ovvi motivi, difficilmente verificabili”. Di fronte a questa situazione, l’Acli Colf ha scelto di dedicare la propria XV Assemblea nazionale (Roma, 4-6 giugno prossimo) al tema “Costruire una società multietnica”. “Sarà l’occasione per rilanciare la proposta di deducibilità del costo delle colf per famiglie in stato di necessità e la defiscalizzazione degli oneri sociali per le colf che lavorano in famiglie comprese in una certa fascia di reddito”. Ad avviso delle Acli, infatti, “questi provvedimenti consentirebbero l’emersione del lavoro nero, rendendo anche possibile attraerso il versamento dei contributi all’Inps di pagare pensioni senza ricorrere all’integrazione al minimo da parte dello Stato”. Tra l’altro, rileva ancora l’Acli Colf, si va diffondendo nelle famiglie la pratica di tenere in casa bambini, anziani e malati, senza pesare sui servizi pubblici, “con grande risparmio per il bilancio dello Stato e incremento del ‘lavoro di cura’. Perché lo Stato – si chiede allora la Solinas – non dovrebbe venire incontro alle famiglie italiane in stato di necessità?”.