KOSOVO: DON PISTOLATO, “PERCHÉ NESSUNO PARLA DEL MONTENEGRO?”

E’ questa la domanda del direttore della Caritas veneziana, don Dino Pistolato, al ritorno dal suo viaggio in Montenegro. Il sacerdote ha fatto parte della delegazione guidata dal vescovo di Acireale, mons. Giuseppe Malandrino, che si è recata nei giorni scorsi in Montenegro. Al settimanale diocesano “Gente Veneta”, don Pistolato parla dei circa 70 mila profughi kosovari giunti sul territorio montenegrino e chiede: “perché non si raccontano di queste migliaia di profughi che non hanno nulla, visto che tutti gli aiuti umanitari vanno verso l’Albania? Pare – aggiunge il direttore della caritas veneziana – che ciò non faccia notizia, non sia interessante forse perché anche qui bisogna attendere i massacri! Eppure i profughi che abbiamo incontrato provenienti da Pec raccontavano le stesse storie orribili: la costrizione di lasciare la propria casa, la propria terra, pena l’uccisione sul posto; hanno visto le loro case bruciate e gli uomini più validi impediti a partire. Ma del Montenegro pochi ne parlano se non dei bombardamenti su Podgora”. Don Pistolato racconta della solidarietà delle famiglie di Podgora che ospitano fino a 30 profughi e delle bombe che cadono a Bar creando “un ambiente quasi irreale”. Sono scene che hanno lasciato nel sacerdote “il senso dell’assurdo se si pensa che alle soglie del terzo millennio la gente continua ad usare i soliti metodi violenti, di prepotenza e sopraffazione, senza chiedersi minimamente se non ci sono altre strade da percorrere”. “Sì – conclude don Pistolato – dentro un contesto così assurdo si coglie ancora di più la stupidità della guerra” e di chi “continua a pensare che la legge del più forte sia ancora la migliore, quella che determina e decide le sorti del cosmo”.