PADRE PIO: CAVIGLIONE, NON È “INFANTILISMO DELLA RELIGIOSITÀ”

Sui commenti più o meno benevoli che sono seguiti alla cerimonia di beatificazione di Padre Pio – tra cui l’editoriale di Umberto Galimberti comparso ieri su “La Repubblica”, nel quale queste forme di religiosità popolare vengono tacciate di “infantilismo” – interviene don Carlo Caviglione, in una riflessione che verrà pubblicata sul prossimo numero del Sir: “Certo, migliaia di afflitti e di bisognosi sono corsi da padre Pio, piagati nella carne e nello spirito per averne sollievo – scrive l’opinionista del Sir-. Non pochi, anzi molti, chiedevano anche il miracolo al frate stigmatizzato. Ma come ne sono usciti dopo quell’incontro?”. Secondo don Caviglione “padre Pio non ha mai insegnato a nessuno il modo per togliersi dalla sofferenza, affermando anzi che il Calvario è “la montagna dei santi”. Insegnando non tanto a parole ma con la sua vita, che seguire Cristo significa prendere la propria croce e seguirlo”. “Qui non siamo in presenza di ‘infantilismo della religiosità’ – precisa -, ma è facile invece ricondurre il tutto proprio alla lettera e allo spirito del Vangelo, che recita ‘se non diventerete come i bambini non entrerete nel regno di cieli’. Bambinismo dunque, infantilismo o Vangelo vissuto ai nostri giorni?”. Infatti, proprio nei testi sacri spesso invocati dagli articolisti per “criticare aspramente i cristiani di oggi e i devoti di Padre Pio – conclude don Caviglione -, si leggono anche altre parole severe, nella preghiera di Gesù al Padre, verso quei sapienti e quegli intelligenti a cui non è dato comprendere la rivelazione che viene dall’alto. Mentre ai piccoli e ai poveri (ai semplici) è assicurata la conoscenza e l’introspezione di quelle verità che danno senso all’intera esistenza”.