“Il dramma più grosso dello stesso fango venuto giù dal Saro è il silenzio sulle reali e condivise cause delle frane”. E’ quanto afferma fra’ Terenzio Soldovieri, direttore della Caritas di Nocera-Sarno e delegato regionale Caritas, parlando della massa di acqua e fango che la notte del 5 maggio 1998 si è riversata su molti centri della Campania. “A distanza di un anno – prosegue fra’ Terenzio – non ci è stato spiegato come mai nel giro di meno di 12 ore solo intorno al monte Saro si siano verificate 13 frane di vaste proporzioni e decine di frane minori “. In particolare, lamenta fra’ Terenzio, “non esiste ancora una legge sulla ricostruzione e la gente di Sarno, dando anche in questo una dimostrazione di civiltà, sta organizzando una petizione popolare”. La Caritas, a suo tempo, si è battuta perché non venissero allestiti campi-container: oggi, infatti, le 300 famiglie private di abitazione vivono in case affittate a Sarno o nei paesi limitrofi. “Ma fino a quando dovranno attendere – si chiede il frate – per riavere una propria abitazione?”. Grazie, inoltre, al progetto “Accoglinfamiglia”, realizzato dalla Caritas diocesana e dal volontariato di Sarno, “le circa 4 mila persone che vivono nella cosiddetta ‘fascia rossa’ – informa il direttore della Caritas locale – hanno oggi tutte una famiglia di riferimento che le accoglierà in caso di emergenza”. Nonostante questo, sono ancora 600 le persone rimaste fuori dal progetto, per le quali si sta per allestire un campo-container. Ma è la fase della ricostruzione quella più drammatica: “I lavori per la messa in sicurezza della montagna – spiega fra’ Terenzio – erano partiti e, per quanto con modalità discutibili, andavano avanti; alcuni giorni fa, invece, le ditte hanno licenziato gli operai e bloccato tutto, perché dicono di non aver ricevuto i soldi pattuiti”. ” “” “” ” ” “” “