KOSOVO: PREOCCUPAZIONE DELLA CAMPAGNA ITALIANA PER LA MESSA AL BANDO DELLE MINE

Il conflitto in Kosovo mette a dura prova la tenuta del Trattato di Ottawa per la proibizione delle mine antipersona, entrato in vigore il 1° marzo 1999. Lo denuncia la Campagna italiana per la messa al bando delle mine, a conclusione dall’appuntamento informale che si è tenuto a Maputo in Mozambico (Africa) per mettere a fuoco problemi e difficoltà in merito alla attuazione del Trattato. Per l’Italia, era presente Nicoletta Dentico, rappresentante della Campagna per la messa al bando delle mine, che ha denunciato una “possibile violazione” del Trattato “da parte dei paesi Nato coinvolti in operazioni congiunte con le forze armate americane. Queste – aggiunge Dentico – si sono riservate la possibilità di usare mine antipersona nella guerra in corso nei Balcani”. Secondo Nicoletta Dentico, “il problema si aggrava anche per la presenza di stock di mine antipersona nella basi Nato di 7 Paesi che hanno firmato la Convenzione e l’eventuale autorizzazione concessa agli Stati Uniti di trasferire le mine in coincidenza con i bombardamenti della Serbia, nonostante l’adesione al Trattato di Ottawa. Su questa materia resta un forte regime di segretezza che ci preoccupa perché implica la possibilità di una sistematica, ed assai poco incoraggiante, violazione della Convenzione”. Secondo la rappresentante italiana a Maputo, l’eliminazione delle mine è nel mondo “un traguardo ancora lontano”: lo dimostrano non solo il ricorso di queste munizioni da parte di serbi e della Nato ma anche la ripresa dei combattimenti in Angola, l’attuale posa delle mine al confine tra Etiopia e Eritrea e l’uso di questi ordigni in Guinea Bissau e Senegal.