COMISO: MANIFESTAZIONE DEI PROFUGHI KOSOVARI PER CHIEDERE CIBO, ACQUA E VESTITI (2)

“La protesta è stata portata a questo punto dall’eccessiva burocrazia – spiega Leonardo Salomone, responsabile dell’Agesci di Ragusa, che è qui dall’arrivo dei primi profughi -. Il paradosso è che i magazzini sono pieni di cibo e vestiario, ma manca una struttura che possa dare risposte a queste esigenze. Gli standard e le regole adottati dalla Protezione Civile, non sono adatti a gestire una situazione che è diversa dalle altre calamità. Questa è una piccola città che esiste in teoria, ma nella pratica bisogna farla funzionare, soprattutto aiutando le persone ad autorganizzarsi, non dobbiamo fare assistenzialismo, ma essere da stimolo per avviare tutte le normali attività del quotidiano. Se la gente non ha nulla da fare è naturale che si creino dei problemi”.” “Per mons. Giovanni Battaglia direttore della Caritas di Ragusa (impegnata nel campo con un centinaio di volontari), “è stato un errore terribile bloccare sul nascere lo slancio di generosità della società civile, che ha fatto un atto di coraggio nel proporre l’ex base Nato come campo profughi e nel mettersi poi a completa disposizione”. I volontari delle diverse associazioni avevano infatti cominciato a distribuire materiali raccolti ma è stato chiesto loro di rispettare i tempi stabiliti. Intanto mons. Angelo Rizzo, vescovo di Ragusa, commentando la firma degli accordi di pace, auspica che i profughi “non restino a lungo nella ex base Nato per non rischiare di trovarsi poi con l’incubo di un campo di profughi, ma abbiano invece la possibilità di tornare presto in Kosovo e di lavorare per la ricostruzione delle loro case”. ” “Mons. Rizzo chiede che ci si ricordi anche “dei progetti di riconversione dell’ex base Nato, in particolare della costruzione dell’aeroporto, che sarebbe determinante per l’economia della zona”.” “” “” “