KOSOVO: NOTA SIR SU DOPO GUERRA

Uno dei tanti partiti e partitini albanesi pare abbia come suo programma quello di fare del paese delle aquile la ventunesima regione italiana. L’argomento dei suoi leader è semplice: i costi per l’Italia sarebbero inferiori a quelli sostenuti in questi anni del dopo-Hoxa, tra interventi umanitari, aiuti e repressione della criminalità. ” “Questo apparente paradosso può valere ora che si comincia a riflettere, dopo due mesi e mezzo di rovine e devastazioni, del riassetto del Kossovo e ritorna l’idea del “piano Marshall” per l’intera regione balcanica.” “L’esempio più recente, gli accordi di Dayton che hanno sancito la spartizione della Bosnia Erzegovina in tre zone etnicamente “ripulite”, non è certo incoraggiante: la presenza militare esterna può impedire bagni di sangue, ma lascia intatta la frontiera dell’odio e della contrapposizione. E’ quindi necessario andare oltre, immaginare un nuovo e comune quadro di riferimento politico, istituzionale, economico e sociale. E’ stata questa la posizione della Santa Sede e delle cancellerie più avvedute in questi interminabili giorni di violenze, di pulizia etnica, di bombardamenti, di distruzioni.” “Se mancherà questo riferimento, il Kossovo e le terre vicine saranno sempre più crocevia di instabilità in cui si insediano interessi illegali di ogni genere, pronti a inserirsi nella crisi istituzionale e nella precarietà degli assetti, addirittura sfruttando la stessa massiccia presenza di decine di migliaia di militari.” “La pace durevole che tutti desiderano passa allora per la capacità dell’Unione europea, che si è appena dotata di un incaricato per la politica estera e di sicurezza, di giocare con convinzione questa partita, per delineare un orizzonte in cui nessun popolo si senta prevaricato ed in cui i conflitti possano sanarsi con lo sviluppo. Certamente si tratta di una lavoro lungo. Ma non sembra avere alternative, come ha mostrato l’impercorribilità di una soluzione di terra per la conclusione di questa guerra. ” “La regione balcanica e jugoslava è stata percorsa in questo secolo da innumerevoli guerre e da violenze di ogni genere. Esse non hanno risolto le dispute di confini, spostati e rispostati senza soluzione di continuità e senza risultati definitivi, perché sedimentati in una storia di secoli. Potrà l’Unione Europea immaginare qualcosa di nuovo? Potrà coinvolgere la Russia e volgere in positivo l’intervento americano? E l’Italia potrà continuare a giocare un ruolo attivo e propositivo? ” “Passa per la soluzione di questi interrogativi la vera sfida perché la pace, siglata in un gioco complesso di consultazioni tra il confine macedone, il vertice G-8 di Colonia ed il Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite, non sia solo un armistizio, l’ennesimo tra popoli e stati separati da antichi conflitti. ” “Dopo dieci anni dalla caduta del muro di Berlino, la guerra del Kossovo e della Jugoslavia ha aperto molti interrogativi sul “nuovo ordine” europeo e mondiale, sul ruolo della Nato e delle Nazioni Unite e sulla prospettiva più complessiva della sicurezza e della cooperazione europea. Urgono soluzioni di ampio respiro. Così da realizzare concretamente, nello sviluppo autentico, quel vero bene dei popoli che uno dei protagonisti di questo scorcio di secolo, Giovanni Paolo II con sofferenza, ma con giovanile fervore, ha invocato durante la guerra e può realizzarsi ora che con grande fatica si sono poste le condizioni per la pace. ” “