“I ragazzi vivono male la notte perchè non vivono bene il giorno”. Lo ha detto Mario Pollo, docente di pedagogia sociale all’Università pontificia salesiana, intervenendo ieri sera al convegno promosso dal Servizio nazionale per la pastorale giovanile a Verona su “I giovani, il tempo e la cultura della notte. La comunità cristiana e la società civile si interrogano”. Il professore ha tracciato una sorta di identikit dei giovani “notturni”. Durante la notte, i giovani anelano a superare i comportamenti dettati dalle norme sociali per diventare altro. C’è anche chi cerca energia e tranquillità e chi ama questo tempo perché offre “uno spazio urbano estetico e solitario”. Alcuni si dicono “facilitati dall’oscurità nei rapporti di socializzazione” ed altri che rientrano invece in quella categoria che il professore da definito della “luna nera”. “Comprende – ha detto Pollo – i giovani che cercano nella notte qualcosa che li faccia rinascere a nuova vita, come la luna che per alcuni giorni scompare per rinascere. Qui subentra il rischio delle droghe e di altre sostanze in cui i ragazzi pensano di trovare il senso della propria esistenza”.” “All’origine del disagio, vi è spesso una viziata percezione del tempo. “Non ci sono più – ha spiegato Pollo – notte e giorno, giorni feriali e giorni festivi e il concetto occidentale di un tempo lineare, fondato sul passato, il presente e il futuro, si è spezzato in una frammentazione del tempo in cui ogni attimo viene sovrapposto all’altro”. Se dunque i ragazzi vivono male la notte, è perché si vive male di giorno. Per questo, il professore ha esortato educatori e operatori pastorali ad “una nuova educazione del vivere, con un ritorno ai riti, alla coscienza della storia, all’impegno individuale e sociale che l’uomo contemporaneo sembra invece aver perduto”.” “