“In Iraq non muoiono solo i bambini, una intera nazione viene progressivamente annientata. Le acque sono contaminate, la diffusione delle malattie aggrava la situazione”. E’ una denuncia severa contro gli effetti delle sanzioni internazionali quella che Mairéad Corrigan Maguire, premio Nobel per la Pace nel 1976, cofondatrice di “Peace of people”, un movimento contro la violenza nell’Irlanda del Nord, ha lanciato questa mattina intervenendo all’apertura della sedicesima assemblea generale della Caritas Internationalis in Vaticano. Una testimonianza diretta a dimostrare come sia possibile il passaggio dalla guerra al dialogo, dalla violenza alla costruzione di una società pacifica. Mariéad Maguire ha puntato il dito contro i nuovi olocausti del Novecento di cui ha trovato traccia anche in Iraq visitando, lo scorso marzo, le Ameriyah Shelter, dove, durante la guerra, le bombe hanno bruciato 1200 iracheni, la maggior parte donne e bambini. “Le sofferenze dei rifugiati albanesi del Kosovo e della popolazione civile serba – ha osservato – dimostrano ancora una volta che la guerra e il militarismo non risolvono i conflitti, né le ingiustizie, ma al contrario accrescono la sofferenza della gente comune”. “Occorre – ha suggerito riproponendo la campagna lanciata da 24 premi Nobel per la Pace – costruire una cultura della pace e della non violenza che deve essere insegnata ad ogni livello della società, nel mondo intero”. Da un’altra area di conflitti, il Medio Oriente, è giunta al meeting della Caritas Internationalis anche la testimonianza di padre Elias Chacour, palestinese, da sempre impegnato per la riconciliazione, presidente del Mar Elias College di Ibillin, in Galilea dove, ha spiegato “oltre tremila studenti di origine cristiana, musulmana, ebrea e drusa vivono insieme, studiano insieme, e progettano un futuro comune”.