Cinquant’anni di vita e una rete di solidarietà presente in 198 paesi di tutto il mondo, con 194 organizzazioni locali: la Caritas Internationalis ha aperto questa mattina in Vaticano, nell’Aula del Sinodo, la sua sedicesima assemblea generale, che si concluderà il 19 giugno. Un meeting che riunisce 350 delegati provenienti dai cinque continenti, il cui lavoro ruoterà attorno al tema “Riconciliazione e Carità”. Un tema, ha spiegato il presidente della Caritas Internationalis, mons. Alfonso F. Gregory, legato alle “realtà in cui operano molti membri della Caritas. Si tratta di situazioni di conflitto e di sofferenza, che la Caritas affronta puntando alla riconciliazione fra le genti”. I partecipanti all’Assemblea della Caritas Internationalis, che si svolge ogni quattro anni, sono chiamati sia a discutere questioni che riguardano l’organizzazione interna, ad eleggere il nuovo presidente, il segretario generale e i responsabili delle sette regioni in cui è articolata, sia a riflettere sulle strategie che riguardano la promozione della riconciliazione e della giustizia nel mondo. “Dopo cinquant’anni di vita – ha osservato Luc Trouillard, segretario generale della Caritas Internationalis -, la Caritas comincia ad avere consapevolezza della propria globalità, dell’essere un unico corpo, e quindi di dover agire e far sentire la propria voce sia nei rapporti con l’Onu sia nella soluzione dei singoli problemi”. Parlando della fine della guerra in Kosovo e dei nuovi impegni della Caritas per aiutare il rientro dei profughi, Trouillard ha sottolineato che per i Balcani la più grande sfida, al di là “dei problemi della sicurezza, della ricostruzione (in Kosovo, il 50 % delle case è stato distrutto), del disastro economico, sarà proprio quella della riconciliazione. Ci vorrà più di una generazione per aiutare le persone a tornare a vivere insieme dopo tanto odio che questa guerra ha seminato”. (segue) ” “” “