SANTA MESSA IN TV: DON BUSANI “SUSCITARE IL DESIDERIO DI PARTECIPARE”

Non dare all’evento un’interpretazione “parziale e riduttiva”, non creare “spettatori” inducendo ad “una fruizione passiva”, non sostituirsi alla liturgia. “Il compito della televisione è quello di fare dell’atto celebrativo un’interpretazione rispettosa e attenta al punto tale che il suo obiettivo potrebbe essere quello di suscitare in chi la segue (perché impedito da una malattia o da situazioni particolari) il desiderio di essere là”. Con queste parole, don Giuseppe Busani, liturgista e direttore dell’Ufficio liturgico della Cei, commenta le conclusioni del convegno che lo stesso Ufficio, insieme a quello per le comunicazioni sociali, hanno promosso la scorsa settimana a Frascati sulla Santa Messa in tv. “Presentare in tv una celebrazione liturgica esemplare – prosegue don Busani – dice a chi la segue: ‘quello è il tuo posto, ricordati che tu vieni da lì’ ed invita a ripetere: ‘io ci tornerò’. Quindi il punto di partenza e il termine al quale si vuole arrivare è sempre l’atto celebrativo”. La Messa in tv se “rispettosa del linguaggio rituale” può diventare anche “annuncio, messaggio e richiamo” per chi si è allontanato dalla Chiesa. “Una ripresa significativa – aggiunge don Busani – può valorizzare la bellezza e la ricchezza del rito, mettendo in evidenza le sue varie espressioni e quindi suscitare di nuovo il bisogno di vederlo, ascoltarlo e parteciparvi”. Tra le esigenze emerse durante il convegno, è stata evidenziata anche la necessità di “riunire liturgisti e operatori della tv per approfondire la conoscenza reciproca al fine di rispettare al massimo i due linguaggi, che sono diversi – afferma il liturgista – ma non incompatibili”.