“Il fatto che l’accordo di pace abbia rimesso in gioco la Russia e ridato autorità all’Onu è un fatto molto positivo che riporta la questione nella sua sede istituzionale”. Questo è il parere di mons. Diego Bona, vescovo di Saluzzo e presidente di Pax Christi Italia. “Le istituzioni internazionali – afferma al Sir – hanno diritto ad avere un corpo di intervento anche armato per le ingerenze umanitarie, però dietro incarico dell’Onu”. In questo momento, precisa mons. Bona, “bisogna innanzitutto isolare la violenza spicciola e fare in modo che questa contrapposizione non frammenti ulteriormente la regione”. La proposta di Pax Christi, ricorda, “è che l’Unione europea associ a sé tutte le realtà dei Balcani”. Secondo Maria Rita Saulle, docente di diritto internazionale all’Università “La Sapienza” di Roma, la spartizione del Kosovo “sarebbe la cosa peggiore che potrebbe accadere”. “E necessario rivedere tutta la questione balcanica – afferma -. le Nazioni Unite hanno il compito di sistemare l’area nella sua integrità, passando, in modo democratico, da forme di amministrazione fiduciaria a forme di autonomia totale”. Se si farà una conferenza di pace per i Balcani l’auspicio è che “non si riduca ad una delle solite chiacchiere internazionali”: “Il rischio delle conferenze internazionali – spiega -, se mal gestite, è pericoloso quanto un attacco terrestre”. Per questo “bisogna andare alla conferenza preparati e disponibili a trovare le varie alternative e soluzioni. Altrimenti è meglio procrastinare l’appuntamento. Guai a fare una figura come quella di Rambouillet”. Saulle pensa che i russi, con la loro “beffa” alla Nato, “hanno voluto dimostrare ai serbi la loro amicizia, ma anche il proprio potere sul piano internazionale”. “Finché non si avrà la demilitarizzazione da entrambe le parti – avverte – la tensione sarà alta. Non bisogna dimenticare che ci sono ancora delle forze disposte a combattere ad oltranza”. ” “” “