“No” alla clonazione umana, “sì” alla clonazione animale, nel rispetto però di alcuni principi fondamentali. E’ quanto prevedono le “linee guida” del Comitato nazionale per la biosicurezza e le biotecnologie, presentate oggi a Roma in una conferenza stampa dal presidente del Comitato, Leonardo Santi. Per la clonazione umana, il documento ribadisce il “divieto di tutti gli interventi finalizzati alla creazione di un essere umano geneticamente identico ad un altro essere umano vivo o morto”, precisando che tale divieto “deve essere riferito a tutte le fasi di sviluppo dell’essere umano, a tutte le possibili attuali o future tecniche di clonazione, ad ogni tipo di attività sperimentale anche indirettamente finalizzata alla clonazione umana”. Viene vietata, inoltre, qualunque attività diretta alla commercializzazione o all’offerta di materiale genetico a fini di clonazione, pena sanzioni di carattere penale. Sono ammesse, invece, “le pratiche per la clonazione animale e la produzione tramite clonazione di animali transgenici, purché siano finalizzate al raggiungimento di un adeguato bene umano, animale o ambientale, sia tutelata la salute umana, siano protetti gli animali utilizzati e salvaguardati l’ambiente, le specie e le razze animali”. “La clonazione sugli animali – ha commentato il genetista Bruno Dalla Piccola – è molto importante per capire cosa avviene per l’uomo, come cioè una cellula si divide, invecchia, si trasforma”. L’obiettivo della clonazione animale, ha precisato infatti Santi, “non è clonare animali, ma sviluppare tessuti od organi che poi possono essere utilizzati come ‘organi di riserva’ per l’uomo, nel caso di tumori o di altre malattie genetiche”. Finora, una legislazione sulla clonazione era del tutto assente in Italia: solo un’ordinanza del Ministero della Sanità, valida fino al 30 giugno di quest’anno, aveva disposto il divieto assoluto di qualsiasi forma di clonazione.