E’ in “continuo” aumento il movimento migratorio proveniente in Italia dall’est europeo. Nel 1990, l’immigrazione da questa area dell’Europa incideva sul totale degli immigrati per una percentuale del circa 5%. Nel 1997 questa cifra si è portata a quasi il 25%, sfiorando in valori numerici le 300 mila unità. Fra le prime dieci comunità straniere presenti nel nostro Paese, quattro provengono dall’est europeo: Albania (83.909), ex Jugoslavia (44.370), Romania (38.138) e Polonia (31.329). La maggior parte di queste persone fa parte delle Chiese ortodosse e “ciò pone per noi in Italia una grossa opportunità ecumenica”. Al rapporto tra la Chiesa italiana e le Chiese dell’est europeo è dedicata una parte del contributo che la delegazione italiana presenterà domani a Iasi (Romania) all’incontro promosso (17-20 giugno) dal Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee) in collegamento con il Pontificio consiglio per i migranti. Tema dell’incontro: “I migranti: una chance verso la cattolicità”. La delegazione italiana è formata da mons. Alfredo Maria Garsia, presidente della Commissione ecclesiale per le migrazioni, e da mons. Luigi Petris, direttore generale della fondazione “Migrantes” della Cei. Due settimane prima della visita del Papa in Romania, a Roma è stata offerta ai romeni ortodossi la Chiesa del Buon Consiglio per l’uso liturgico. Il ritorno del Papa in Vaticano è stato contrassegnato da un altro “gesto”: il 30 maggio, con una liturgia in rito bizantino, i romeni ortodossi hanno preso ufficialmente possesso della Chiesa Santa Maria Porta Coeli. “E’ un gesto – si legge nel contributo di Migrantes – ripetuto anche in altre città d’Italia, di alto valore ecumenico, che non mancherà di produrre i suoi frutti”.