La previsione è di percorrere i circa 5 mila chilometri da Faenza a Gerusalemme (ma potrebbero variare di molto, secondo i percorsi scelti al momento) in sette o otto mesi. Gian Domenico Sacchini, 68 anni il 16 luglio prossimo, un fisico robusto e allenato alle maratone, la moglie e tre figlie un po’ in ansia, ha iniziato da alcuni giorni, senza clamori, la sua marcia solitaria verso Gerusalemme. Ha con sé solo un carrettino con il minimo indispensabile di abiti, rasoio, piccole scorte alimentari. Per il resto si affida alla Provvidenza e all’ospitalità di quanti incontrerà sul cammino (parrocchie, famiglie, conventi). Nella lunga intervista concessa al settimanale diocesano di Faenza, “Il Piccolo”, ha ringraziato il vescovo Italo Castellani per il sostegno che gli ha assicurato nella preghiera e ha spiegato il senso di questo pellegrinaggio nello stile più antico, dei pellegrini medievali (tra l’altro, è senza telefonino): “A tutti coloro che mi vogliono bene voglio dire che l’amore è una dimensione che non ha limiti”. Sacchini non se ne è dati. Infatti, per testimoniare “l’amore” e il desiderio di pace tra gli uomini, passerà da Sarajevo, e – situazione interna permettendo – anche da Belgrado e dalla Serbia. Il percorso prescelto prevede di attraversare anche Romania, Bulgaria, fino alla Turchia, Libano e infine Israele. C’è anche pronto un itinerario alternativo, scendendo per Croazia, Bosnia, fino all’Albania, Grecia e quindi lo stretto del Bosforo. Il pellegrino porta con sé due messaggi: uno, depositato alla Madonna della Guardia, in Liguria, che dice “Il mio andare è il cammino, la meta, la pace”; e un secondo che consegnerà a Gerusalemme: “Pace, mio Dio!”.