“L’umanità non ha ancora risolto la questione del pensare insieme l’unità e la differenza”. E’ questo uno dei tratti più evidenti che caratterizza oggi l’Europa. A delinearlo è stato mons. Aldo Giordano, segretario generale del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee), all’incontro annuale che si sta svolgendo fino al 23 giugno a Dubrovnik (Croazia) e al quale partecipano i segretari generali delle Conferenze episcopali. Tra i punti messi all’ordine del giorno: il ruolo delle Chiese per il processo di pace in Kosovo e nei Balcani, la questione ecumenica, il dialogo con l’Islam e con le altre religioni. Aldo Giordano ha rilevato che, soprattutto nel nostro continente, “le due esigenze di fondo del vivere umano (quelle dell’unificazione e della distinzione) si vanno affermando oggi molto fortemente, ma separate tra loro”. Questo fenomeno sembra non lasciare vie di uscita: “O realizziamo forme di unificazione che eliminano le distinzioni, le identità, le singolarità, le libertà, oppure – osserva Giordano – nel nome delle differenze e delle identità singole non riusciamo a realizzare alcuna forma di convivenza o addirittura ci massacriamo a vicenda”. Secondo il segretario generale del Ccee, “è questo il problema che sta alla base della costruzione dell’Europa; è la radice del dramma del Kosovo e dei Balcani ma è anche la questione dell’ecumenismo, dell’incontro fra le religioni e le culture”. Per mons. Giordano, alle Chiese spetta il compito di “scommettere sulla via del dialogo” e di diffondere “una grande corrente spirituale” in grado di “rispondere alla domanda di senso e di trascendenza” che è tornata “fortemente udibile sulle strade dell’Europa”.