SEMINARIO ACLI: I LAICI CATTOLICI TROPPO ASSENTI DALLA POLITICA

La fine dell’unità dei cattolici in politica è vissuta ancora “con disagio e smarrimento”. “E’ una realtà totalmente nuova con la quale non ci si è ancora abituati a convivere. Ci vorranno delle esperienze per trovare la via giusta”. Lo ha detto padre Michele Simone, vice direttore di “Civiltà Cattolica” intervenendo questa mattina a Roma al seminario promosso dalle Acli per ricordare il 30° anniversario del Congresso di Torino che nel 1969 dichiarò chiusa, sul piano concettuale e pratico, la stagione dell’unità politica dei cattolici attorno alla Dc. Il seminario aclista ha deciso di dedicare questo anniversario alla riflessione sul tema “La politica al futuro. Forme nuove della presenza dei cattolici nell’Italia bipolare”. Delineando un quadro sul rapporto tra i cattolici e la politica, padre Simone ha ricordato che su questo argomento la Chiesa italiana è stata chiara: “l’unità politica dei cattolici – ha detto il gesuita – non esiste né nei fatti né nelle dichiarazioni della gerarchia”. Già al convegno di Palermo, la Chiesa italiana aveva proposto la realizzazione di “luoghi di confronto” ai quali erano invitati a partecipare tutti i cristiani “al di là delle appartenenze politiche”. “Se ciò fino ad oggi non si è realizzato – ha detto padre Simone – è a causa di una delle caratteristiche che ancora si avverte nel mondo cattolico: l’assenza dei laici”. Il gesuita ha parlato di un “silenzio” dovuto anche al fatto che “i laici tendono oggi a vivere la loro fede o in modo autoreferenziale all’interno di movimenti e associazioni, o in piccoli gruppi informali o comunque in modo individualistico”. Rilanciare oggi la “formazione dei laici – ha concluso padre Simone – significa scommettere sul futuro perché i cattolici impegnati in politica possano dare un contributo effettivo al Paese”. (segue).