“Cambia la società, il welfare state si ‘ritira’, diminuendo progressivamente le prestazioni, e quindi è giunto il momento di dare vita a forme nuove di organizzazione della società, partendo dalla base, cioè dalle famiglie”: con queste parole, il presidente dell’Unci (Unione nazionale cooperative italiane), Luciano D’Ulizia, spiega il senso del libro che verrà presentato domani mattina a Roma (Residenza di Ripetta, ore 9). Titolo del volume è “Circoli e Centri cooperativi. Famiglie, aggregazioni affettive, persone: il possibile futuro dell’associazionismo cooperativo”. “Partendo dai valori della dottrina sociale cattolica – dice D’Ulizia – abbiamo pensato a forme concrete di organizzazione delle famiglie, perché possano trovare soluzioni adeguate per i problemi socio-assistenziali e sanitari (quali asili nido, assistenza ad anziani, malati, handicappati) e per quelli dell’occupazione. Nel volume che presenteremo domani non ci limitiamo a dire che occorre valorizzare la famiglia come nucleo fondamentale della società, ma proponiamo gli strumenti per rendere concreta questa valorizzazione”. Secondo il sociologo Mario Morcellini, dell’università “La Sapienza” di Roma, la proposta dei “Circoli cooperativi familiari”, dei “Centri sanitari sociali” e dei “Circoli cooperativi per l’occupazione” è “convincente”, in quanto “coinvolge direttamente le famiglie e i singoli in un protagonismo sociale diretto”.. “Al momento – aggiunge D’Ulizia – saranno tre le cooperative sociali che partiranno sulla base di questo progetto: nel Veneto, nelle Marche e in Sicilia. Come minimo dovranno essere costituite da una cinquantina di famiglie”. All’Unci aderiscono circa 6 mila cooperative, impegnate in vari ambiti produttivi e di servizio, per un totale di circa 440 mila soci e con 76 mila dipendenti