Anonimato, individualismo ed efficientismo rischiano di fare delle parrocchie delle “stazioni di servizi religiosi’, anziché comunità di fedeli che conoscono il calore dell’amicizia e della fraternità”. Lo ha detto oggi mons. Lucio Soravito, vicario episcopale per la pastorale di Udine, sintetizzando i lavori dei gruppi di studio del convegno promosso dall’Ufficio famiglia della Cei e dal Centro di Orientamento Pastorale (Cop) a Sanremo sul tema “I sacramenti dell’ordine e del matrimonio in comunione per la missione”. Il sacerdote, è stato detto nei gruppi, ha il compito di “costruire la comunità come famiglia di famiglie, comunità accogliente ed aperta, dove ognuno si trova a proprio agio, dove l’ultimo, l’handicappato, il vecchio, il malato, il disadattato è tenuto in maggiore considerazione, perché ha più bisogno degli altri”. Per “edificare la comunità come luogo di comunione e di partecipazione attiva e responsabile”, il prete “deve crescere come uomo di ascolto, di dialogo, di accompagnamento, di discernimento, che suscita domande di senso, come uomo che sa intessere relazioni interpersonali, che dà fiducia, che condivide le responsabilità”. La famiglia, ha osservato inoltre Soravito, deve “contagiare la comunità ecclesiale con lo stile di vita della famiglia, caratterizzato dall’intimità, dalla semplicità, dalla concretezza, dall’attenzione primaria alle persone”. “Ospitalità”: questo, è stato detto nel corso del convegno, è il gesto che le famiglie sono chiamate a compiere nella società di oggi, “per aprire la porta della propria casa e del proprio cuore alle richieste dei fratelli, alle famiglie nuove, alle famiglie che si trovano in situazioni ‘irregolari'”. Nel corso del convegno di Sanremo, è stato presentato anche il volume “La reciprocità verginità-matrimonio”, che raccoglie gli atti del convegno svoltosi a Loreto nel 1997 su questo tema, per iniziativa dell’Ufficio Cei per la pastorale familiare, in collaborazione con Cism e Usmi.