LA LEZIONE DI PADRE ROSOLI: GLI IMMIGRATI COME RISORSA

Missionario scalabriniano, direttore per tanti anni del Centro studi emigrazione, una vita dedicata allo studio e alla comprensione del fenomeno migratorio, un punto di riferimento per tutti i ricercatori del settore, un anticipatore di sfide e prospettive di una società multientica: a distanza di un anno dalla scomparsa, la figura di padre Gianfausto Rosoli è stata ricordata questa mattina con un simposio intitolato “Insieme oltre le frontiere. I migranti nel pensiero di padre Gianfausto Rosoli”, ospitato dal Cnel, al quale hanno partecipato studiosi di diverse discipline. “Dare soggettività all’immigrato, non farlo oggetto semplicemente della nostra preoccupazione e della nostra assistenza, ma partire dalla sua cultura religiosa per poter aggregare le comunità attorno alle loro identità di appartenenza e quindi aprirsi ad un nuovo contesto di convivenza pacifica”: questa, secondo padre Antonio Perotti del Centro Studi Emigrazione di Parigi, una delle maggiori preoccupazioni di padre Rosoli. Da padre Rosoli e da padre Scalabrini, ha sottolineato il presidente del Cnel, Giuseppe De Rita, riceviamo una testimonianza che ci impone di pensare in termini inversi l’esperienza dei sacerdoti che seguivano i nostri emigranti italiani nel mondo “garantendo così la coesione sociale di un popolo che altrimenti si sarebbe disperso”. “Oggi – ha proseguito De Rita – riceviamo kosovari, filippini, popoli di paesi diversi, che in parte si disperdono, in parte vengono sfruttati, in parte diventano devianti. Nessuno li cura. La lezione di Rosoli, così come di Scalabrini, ci impone di interrogarci sulla nostra capacità di integrazione”.