ACLI COLF, “LAVORO NERO PER 800.000 COLLABORATRICI FAMILIARI” (2)

Le colf straniere sono più giovani (la fascia d’età prevalente è tra i 31 e i 40 anni) e più scolarizzate (il 36% ha fatto la scuola dell’obbligo, il 21% è diplomata, il 9% in possesso di laurea). Sono in prevalenza di nazionalità sudamericana (32,5%), asiatica (31,5%), africana (25%), europea extra-Unione (11%). Il 76,5% sono di religione cattolica, mentre le musulmane sono il 13,5%. Rispetto a sette anni fa anche qui sono in aumento gli uomini (14,8% nel ’93, 22,5% nel ’99), c’è un progressivo innalzamento dell’età media, ed è cambiata la provenienza (nel ’93 il 41,4% venivano dall’Africa). Sono in aumento le regolarizzazioni (+12,8%), i ricongiungimenti familiari (+10,4%), e i versamenti dei contributi Inps (+17,6%). Le famiglie dei datori di lavoro sono composte in prevalenza da persone anziane (45,5% per le colf italiane e 50% per le straniere), ciò a conferma della crescente richiesta di aiuto per un servizio diretto alla persona, soprattutto agli anziani, ai bambini e ai disabili. A seguito dei cambiamenti della società e della professione sono dunque tre le proposte che le Acli intendono sottoporre all’assemblea: “La prima – spiega Maria Solinas, presidente nazionale Acli Colf – è una ‘Campagna di educazione e di iniziativa fiscale’, affinché, da un lato, le colf assumano anche come proprio il dovere civico di pagare le tasse sul reddito da loro regolarmente percepito”. La seconda, che riguarda le pensioni, vuole “vedere valorizzati e agganciati alle retribuzione effettiva i contributi versati”. La terza proposta – anche per far emergere il lavoro nero – intende chiedere la “defiscalizzazione del lavoro domestico e familiare, almeno per alcune categorie di datori di lavoro e in presenza di determinate fasce di reddito”.