“La comunità senza handicap – ha aggiunto don Mario Carrera, direttore dell’Opera don Guanella – è una comunità che non si libera dei suoi stessi handicap, dei pregiudizi e delle barriere che le impediscono di conoscere Dio e di annunciarlo con credibilità”. Don Carrera ha ricordato che “l’handicappato è la cattedra della vita, anzi l’università che dovremmo tutti frequentare” ed ha parlato di “una carità che sa coricare sul proprio cuore i problemi del prossimo senza imprigionarlo, ma per servirlo e motivarlo nella gioia”.” “La realtà però è spesso diversa. “Dobbiamo purtroppo confessare con rossore – ha proseguito il direttore dell’Opera don Guanella – che l’handicappato è straniero alla nostra logica, alla nostra lingua, alle nostre conversazioni, persino ai nostri divertimenti e, quante volte, pretendiamo che i nostri divertimenti diventino i suoi divertimenti senza rispettate la sua alterità come dono”. ” “Il rispetto per il portatore di handicap significa “vedere, guardare, contemplare”. “Se questa logica umano-divina – ha aggiunto don Carrera – entra nella nostra testa, il disabile diventa il catechista della nostra vita, perché ci costringe a cercare logiche, parole e strategie che vanno sempre più in là della nostra stessa logica”. “Il vivere e il tentare di comunicare con l’handicappato – ha concluso il direttore dell’Opera don Guanella – impegna tutta la nostra povertà che si fa evangelo, eco di quella prima beatitudine evangelica che permette di entrare nel cuore di tutte le altre beatitudini”. ” “