Una catechesi attenta ed aperta alla disabilità per non fare “dei disabili i figli minori di Dio”. Con questa immagine, don Ezio Canzi, direttore del Centro socio-educativo (Cse) di Cassago Brianza, ha aperto questa mattina a Roma l’incontro promosso dall’Opera don Guanella su “Una comunità senza handicap. Per una compagnia del disabile” al quale hanno partecipato operatori pastorali e catechisti. Fare catechesi ai disabili, ha aggiunto don Canzi, vuole dire “parlare e rendersi conto della presenza di Dio in loro. E’ dunque apertura alla persona, scoperta e accompagnamento”.” “La pastorale in questo settore “ha fatto piccoli progressi e sta maturando nelle comunità – ha detto mons. Sergio Pintor, direttore dell’Ufficio pastorale sanitaria della Cei – ma c’è ancora un lungo cammino da fare”. “Una comunità aperta alla disabilità – ha aggiunto mons. Pintor – è una comunità che lascia passare l’azione di cura, di amore e di tenerezza di Dio”. E’ una comunità aperta al “dono della comunione che mette tutti nella pari dignità, rende fratelli e sorelle e ognuno è portatore di un dono e di un carisma che è di Dio. E’ una comunità che accoglie l’altro così come è e tutti siamo figli amati ugualmente e gratuitamente dal Padre”. “Il giorno in cui escludiamo qualcuno – ha spiegato mons. Pintor – non siamo più il popolo di Dio che siamo chiamati ad essere. Il giorno in cui escludiamo il diverso non siamo più la Chiesa di comunione che siamo chiamati a testimoniare”. (segue). ” “” “” ” ” “