Un “corso-base” di liturgia prima delle trasmissioni televisive, un servizio telefonico per tutti i telespettatori che seguono il programma, la possibilità di ricevere la comunione dopo la trasmissione. Sono solo alcune iniziative in atto in Germania per rendere più “partecipata” la Messa in televisione, un’esperienza che per le Chiese tedesche (cattolica ed evangelica) dura ormai da più di quarant’anni. A descriverla è Jerko Valkovic, sull’ultimo numero della “Rivista liturgica”, alla vigilia di un seminario su “La Messa in tv”, che si svolgerà giovedì e venerdì prossimi a Frascati (Roma) per iniziativa dell’Ufficio liturgico della Cei. “Nei primi tre o quattro mesi prima delle trasmissioni – spiega l’autore dell’articolo – comincia il corso-base di liturgia”, spesso preceduto da “conversazioni bibliche”: al corso sono invitati non soltanto i collaboratori, “ma tutte le persone interessate alla parrocchia”; tra i temi del corso, le letture previste, con l’intento di “realizzare uno scambio di esperienze di fede” da cui può emergere l’omelia per il giorno della trasmissione. Un’altra iniziativa della Chiesa tedesca per la Messa in tv è il servizio telefonico organizzato per “offrire alle persone che seguono la trasmissione l’occasione per un colloquio personale”: “alla fine della trasmissione – si legge ancora nell’articolo – sullo schermo appare un indirizzo e un numero telefonico, che rimane aperto fino alle ore 19 del giorno della trasmissione”; alcune persone scelte dalla parrocchia e adeguatamente preparate prima hanno, poi, il compito di mettersi in contatto (o rispondere per iscritto) con questi telespettatori. Per trasmettere la Messa in tv, conclude Valkovic, la Chiesa deve sottrarsi alla “politica dei media” oggi dominante, che tende soprattutto alla “commercializzazione della comunicazione”. ” “” “