“Il non rispetto per la dignità della persona e per la bellezza delle cose è indice di un degrado interiore che non si recupera con la politica di una ottusa tolleranza che è poi il far finta di non vedere, di non sentire, di non capire”. Così mons. Giuseppe Chiaretti, arcivescovo di Perugia, commenta i crescenti episodi di violenza e i numerosi atti di microcriminalità che si registrano nel capoluogo umbro e che hanno colpito anche due anziani sacerdoti. Per l’arcivescovo occorre invece “una politica di intervento attivo, di rispetto esigito della legalità e della decenza, di repressione e di prevenzione non effimera, proposte di vita certamente contrarie alle attuali”. ” “Il problema, prosegue mons. Chiaretti, “prima ancora che essere di polizia repressiva, è di moralità e di educazione: e qui entrano in gioco tutte le forze istituzionali, la politica, la famiglia, la Chiesa, la scuola”. Perugia “non è più l’isola felice di qualche anno fa – commenta l’arcivescovo – e da tempo la Chiesa richiama l’attenzione di tutti sullo sconquasso morale indotto dal permissivismo e dall’edonismo, dalla mancanza di valori forti come il sacrificio e la fatica. Siamo una società di sazi e di disperati, di emarginati e di disadattati per deprivazione di ideali” sempre più ostinati “a difendere il piacere personale a scapito della famiglia e della vita”. “Questo degrado sociale – conclude mons. Chiaretti – nasce prima di tutto dalla mancanza di un’autentica sensibilità religiosa che possa dare risposte serie agli interrogativi della vita”.” “