Per questo, ha continuato Bertezzolo, le comunità cristiane “devono liberarsi dagli atteggiamenti diplomatici, dalla sudditanza nei confronti delle regole della politica, dalla malintesa ‘prudenza’. Se la nonviolenza è compiuta dalle comunità di credenti di tutte le fedi cessa di essere scelta di pochi o di anime belle; diventa capace di cambiare i comportamenti collettivi, cioè la politica”. Una testimonianza di questo tipo, ha detto Bertezzolo, deve riguardare tre ambiti di problemi, al punto da portare, se necessario, “all’obiezione di coscienza generale, collettiva”: “Il rapporto Nord-Sud e lo scandalo intollerabile del privilegio e del sottosviluppo; l’ingegneria genetica e le biotecnologie; la pace e la nonviolenza come condizioni assolute nei rapporti tra le Nazioni”. In tutto ciò, ha osservato, è indispensabile rafforzare il rapporto tra le religioni, per “andare oltre la cultura illuministica”. ” “In un messaggio inviato all’assemblea anche don Lush Gjergji, uno dei responsabili del movimento kosovaro nonviolento, ha ricordato che “dopo mesi di terrore, orrore, uccisioni, massacri”, adesso “ci aspetta un compito assai delicato, per certi versi anche più difficile: costruire la pace soprattutto nella prospettiva del perdono e della carità. Adesso – scrive – c’è la verifica della nostra strategia della nonviolenza, della riconciliazione, come unica via per poter guarire le ferite provocate nel corpo e nello spirito”. ” “