Se c’è un “filo d’oro della santità” in padre Luigi Tezza, fondatore della Congregazione delle Figlie di S. Camillo, è quello dell’ “amore a Dio e ai malati”. Lo ha detto oggi il card. Camillo Ruini, vicario del Papa per la diocesi di Roma, chiudendo oggi la fase diocesana del processo di beatificazione e canonizzazione del “servo di Dio”, morto 76 anni fa a Lima (Perù). Tracciando il profilo spirituale di padre Tezza, il cardinale ha evidenziato la sua profonda “umanità”, intesa come “l’espressione della parte migliore dell’uomo, la bontà, l’amore per il prossimo, la comprensione per la sofferenza, la disponibilità all’aiuto, l’indulgenza, la rimozione di qualunque tipo di violenza”. Egli, infetti, “accostava gli altri e si lasciava accostare con garbo, con amorevolezza, con considerazione positiva, incoraggiava le persone ad aprirsi, a confidarsi”. Nella spiritualità di padre Tezza, ha aggiunto Ruini, era centrale la “scienza della croce”, grazie alla quale “la prerogativa della persona consacrata non si misura dal successo delle opere, o dalla buona riuscita delle iniziative o da altri valori esteriori, ma dalla propria conformazione a Cristo”. Per le Figlie di S. Camillo, l’ordine religioso femminile da lui fondato nel 1892, padre Tezza “allargò gli ambiti del voto di obbedienza, dall’umile e incondizionata sudditanza alle disposizioni dei superiori e dalla corresponsabilità nell’accettarne le strategie, alla ricerca della volontà di Dio quando si trattava di discutere un’iniziativa o una proposta che gli veniva fatta”. Il voto di povertà è stato vissuto dal religioso attraverso la “solidarietà attiva con i poveri e gli ammalati”, anticipando in se stesso l’affermazione di Paolo VI, secondo cui il nuovo termine della povertà religiosa è la solidarietà con i bisognosi. ” “” “