“In un mondo sempre più interdipendente, si impone una nuova cultura della solidarietà internazionale con la realizzazione di condizioni in grado di cambiare i rapporti fondati sulla forza e i conflitti di interesse in vista di uno sviluppo equo”. Lo ha detto mons. Giuseppe Bertello, capo delegazione della Santa Sede al alla riunione del Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite, svoltasi a Ginevra nei giorni scorsi. Mons. Bertello ha indicato il problema del debito estero “come fattore di povertà per numerosi Paesi in via di sviluppo”. “La Santa Sede – ha spiegato mons. Bertello – ha sollevato da parecchi anni ormai e a più riprese questa questione in diverse sedi internazionali. In effetti, il peso del debito condanna i Paesi poveri ad un sistema di sottosviluppo permanente, paralizza la piena realizzazione dei loro sistemi politici e sociali e impedisce ogni speranza in un avvenire più umano”. Bertello ha ricordato il progetto lanciato dai vescovi italiani per la conversione del debito di uno o più Paesi poveri in fondi destinati a progetti di sviluppo. “Pur essendo coscienti – ha detto mons. Bertello – dei limiti di questo progetto, i responsabili vogliono riaffermare il principio della corresponsabilità internazionale che chiede a tutti e a ciascuno di perseguire il bene comune e la pace; sensibilizzare i cristiani sulle loro responsabilità nei confronti dei Paesi del Sud e, nello stesso tempo, mostrare in modo concreto che l’annullamento del debito non è sufficiente se non contribuisce allo sviluppo materiale e spirituale di un popolo e alla realizzazione di condizioni di maggiore equità nelle relazioni internazionali”.