Nell’ultimo decennio, sono state chiuse circa 300 scuole cattoliche, con la media di trenta scuole l’anno; 2760 docenti, nello stesso arco di tempo, hanno perso il posto, mentre il numero degli alunni è calato di circa 10 mila alunni all’anno, per un totale di oltre 114 mila nel decennio. Sono alcuni dati della scheda elaborata dall’Ufficio nazionale per l’educazione, la scuola e l’università in preparazione ad uno dei laboratori dell’Assemblea nazionale sulla scuola cattolica, che si svolgerà a Roma dal 27 al 30 ottobre sul tema “Per un progetto di scuola alle soglie del XXI secolo”. Non diversa dai dati riportati sopra è la tendenza delle scuole materne non statali, che, pur ricoprendo il 44,2% del totale degli iscritti in Italia, perdono in media 6 mila iscritti all’anno; altre scuole cattoliche, comunque, si trovano “in situazione di precarietà e di incertezza”, alle prese con “difficoltà gestionali” che riguardano lo stato economico e lo stato patrimoniale di bilancio; la presenza, la qualificazione, l’impiego delle risorse umane; la previsione non positiva circa l’aumento delle iscrizioni, che porta ad aumentare le rette (e ad una possibile ulteriore diminuzione degli iscritti); la tipologia dell’assetto gestionale; le modalità di rapporto con la Chiesa locale. Di qui la necessità, si legge nella scheda preparatoria, di attivare una “dinamica di aiuto” tra scuole cattoliche, promuovendo ad esempio “forme di gestione” che prevedano la costituzione di “cooperative sociali, fondazioni, associazioni”, di “cooperative di soli docenti o di soli genitori”, di “reti di scuole” sostenute in particolare dalle associazioni cattoliche del settore. Dal punto di vista del reperimento delle risorse economiche, la scheda elaborata dall’Ufficio nazionale suggerisce “l’accesso ai contributi pubblici degli enti locali” e propone “la costituzione presso la Cei di un fondo di solidarietà per le scuole cattoliche in difficoltà gestionali”. ” “” “” “