Le comunità parrocchiali dei Paesi europei dovranno pensare a “nuovi modi di presenza nel mondo, nell’accoglienza di nuove forme di cultura e nell’attenzione alle altre confessioni cristiane e tradizioni religiose. Un’attenzione che può esprimersi anche attraverso incontri di preghiera comune”. E’ questo l’auspicio emerso oggi a conclusione del XX Colloquio europeo delle parrocchie che si è svolto a Woldingham, in Inghilterra, dal titolo “Parrocchie d’Europa in una società multiculturale”. I 180 partecipanti, appartenenti a 12 nazioni europee, hanno rilevato la necessità “di imparare il dialogo e l’ascolto evitando i giudizi di valore e facendo spazio all’altro – si legge nelle conclusioni – all’interno della Chiesa come nel mondo e nella società. Questo presuppone una visione rinnovata della Chiesa a percepire la presenza di Dio in ogni essere umano”. Infatti, viene precisato, “il dialogo con le altre culture e religioni conduce sempre colui che vi si impegna ad approfondire la sua fede e ad arricchire così la sua comunità”. Attraverso la Parola e i sacramenti le parrocchie possono quindi diventare “mediatrici” in questo tipo di incontri, rimanendo “contemplative nella lode e attive nel servizio ai più poveri, agli emarginati, ai rifugiati”. Anche “l’ospitalità, le visite e gli incontri nelle case fanno parte della missione”. Per questo la fede del cristiano non va ridotta “ad un affare privato” perché ha in sé una “vocazione” ed un ruolo “pubblico e sociale”.