Ogni giorno in media 3 persone perdono la vita in Italia a causa di incidenti connessi alla propria attività lavorativa. Fra gennaio e aprile di quest’anno sono morte 298 persone per incidenti sul lavoro e le denunce per infortuni hanno sfiorato i 300 mila casi. E’ quanto emerge da un dossier curato dal Censis e presentato oggi nell’ambito del convegno “L’Inail e la sicurezza sul lavoro. Dalla tutela alla prevenzione”. Il Censis ricorda che nell’indagine “si calcolano cifre solo approssimate per difetto, dal momento che gli infortuni nelle aree di lavoro irregolare e sommerso non possono essere censiti dall’Inail”. E’ il settore delle costruzioni quello più esposto al rischio degli infortuni (43,73 ogni milione di ore lavorate) ma anche il lavoro in miniera e il comparto della lavorazione del legno presentano indici di frequenza infortunistica molto elevati (rispettivamente 53,22 e 48,93 infortuni ogni milione di ore lavorate). Sono gli uomini i più esposti ai rischi di infortunio, tre volte di più delle donne e dieci volte di più per quanto riguarda gli incidenti mortali. In riferimento all’età, la frequenza degli incidenti diminuisce con l’aumentare degli anni: tra i giovani con meno di 26 anni si registrano 5.802 incidenti ogni 100 mila lavoratori. Il dato scende a 3.952 incidenti per chi ha un’età compresa tra i 46 e i 65 anni. Rispetto alla media europea, l’Italia riporta un indice più elevato di infortuni mortali (3,9 per 100 mila lavoratori), collocandosi a metà tra il Portogallo che registra il numero di incidenti letali più elevato (9,3) e il Regno Unito, con un indice pari all’1,7. In Italia, infine, il costo economico annuo dovuto agli infortuni sul lavoro e alle malattie professionali è stimato dall’Inail in 55 miliardi di lire all’anno. Il costo ammonta nel nostro Paese al 3,2% del Prodotto interno lordo. (segue)