NOTA SETTIMANALE. Pubblichiamo il testo integrale della nota settimanale del Sir

Sono ormai in vacanza gli studenti del nuovo esame di Stato. Ma il dibattito sul sistema formativo non può andare in vacanza. Troppo importante risulta infatti per il futuro di un Paese. E l’Italia farebbe bene a porsi il problema del proprio futuro, dopo tanti anni di colpevoli omissioni. Sembrava che pensare al futuro, in termini di tenenze demografiche, ma più in generale di investimento sulle persone, fosse solo un pallino di pochi cattolici, un po’ fissati o un po’ retrogradi. La cultura dominante progressista infatti paradossalmente ha finito col fare coincidere sempre di più il proprio orizzonte con un presente sempre più ipertrofico, anche se sempre meno soddisfacente. Così oggi le riserve si sono consumate e siamo in affanno. ” “I nodi delle colpevoli omissioni vengono inesorabilmente al pettine ed oggi siamo contemporaneamente alle prese con la questione della parità scolastica, con quella del riordinamento dei cicli e dell’obbligo scolastico e col problema del riordinamento dell’istruzione universitaria. Tre temi convergenti, urgenti e certamente di difficile soluzione, se manca un disegno complessivo e di grande respiro. Se manca un’autentica e coraggiosa politica.” “E infatti su tutti e tre questi fronti l’impressione è quella dell’impasse. Quanto alla parità sta passando un tentativo di derubricarla ad alcuni provvedimenti di diritto allo studio, senza affrontare il nodo della confusione, di ottocentesca memoria, tra pubblico e statale. Eppure la libera scelta educativa, a parità di condizioni economiche per le famiglie è un principio fondamentale di libertà e di giustizia e dunque anche di efficienza e di qualità.” “Se viene meno questo afflato di principi e questo chiaro orientamento, e la consapevolezza che la riforma del sistema formativo non può prescindere dai soggetti, cioè dalle famiglie, dagli insegnanti e dagli studenti di ogni ordine e grado, si resta in mezzo al guado, o al massimo si sovrappongono pezzi vecchi e pezzi nuovi, attraverso accelerazioni volontaristiche, che tuttavia producono effetti di ulteriore distonia del sistema. Ha ancora un senso oggi ispirarsi per la riforma dei cicli e il ridisegno dell’obbligo, ai principi ed ai disegni di quarant’anni fa, quando si realizzò la scuola media unica? La risposta è un tondo “no”, ma l’inerzia delle burocrazie e di certe culture ha una direzione inesorabile.” “E l’Università? Si vuole un liceo che sostituisca, per studenti più attempati, e con standard abbassati, il vecchio liceo frantumato? Oppure si vuole un sistema flessibile e di alto livello qualitativo? Ma anche qui, attenzione: per formare le élites, o comunque i quadri di una società sviluppata e non per inseguire il posto più o meno fisso.” “Gli interrogativi restano senza risposta, riempiti dall’attivismo di una progettazione molecolare e particellare, che lascia spazio a verbose parole d’ordine e continua ad eludere le scelte di sistema. Se mancano chiari principi cui orientare le scelte sempre più necessarie, l’impressione è che continueremo a girare in tondo: i dibattiti estivi svolgeranno la loro funzione stagionale, per lasciare lo spazio alle impasse o agli stanchi riti dell’autunno, a cominciare dalle occupazioni. Ci vuole coraggio, certo. Ma è solo questione di tempo, per cui vale la pena accelerare per tagliare alcuni nodi ormai evidenti, a partire proprio dalla ottocentesca identificazione di pubblico e di statale e dalle fortissime rendite di posizione e sacche di inefficienza che su questo connubio si sono accumulate. Bisogna allora partire da lì, e per questa strada recuperare quel circuito tra libertà e giustizia, qualità ed efficienza, di cui il Paese oggi ha urgentissimo bisogno. Proprio per assicurare le basi della democrazia. Del resto chi può, per virtù di denaro o di nascita, non ha bisogno del severo e lungo percorso degli studi per trovarsi catapultato al vertice. E dunque può permettersi di disinteressarsi dell’intero sistema formativo. Noi no.” “