DONNE E LAVORO: CENSIS, ANCORA TROPPO POCO DIFFUSO IL LAVORO “FLESSIBILE”

La flessibilità sul lavoro (part time, contratti a tempo determinato, lavori atipici) è sempre più una caratteristica dell’occupazione femminile ma a questo non corrisponde ovunque la facilità d’ingresso nel mondo del lavoro, la possibilità di carriera o di mobilità e l’incontro tra esigenze di vita privata e lavorativa. E’ quanto è emerso da una ricerca presentata oggi a Roma dal Censis, in collaborazione con il Dipartimento per le pari opportunità sull’impatto della flessibilità sull’occupazione femminile e sul mercato del lavoro in generale. “In Italia – ha spiegato Maria Pia Camusi, del Censis – esiste un paradosso: abbiamo a disposizione gli strumenti normativi adeguati ma siamo prigionieri di un circolo vizioso che enfatizza la flessibilità come unica soluzione al problema disoccupazione, alimentando un forte timore di precarietà”. Invece, ha sottolineato, bisogna pensare ad un “circuito lavorativo nel quale la flessibilità è un pezzo del percorso nel quale donne e uomini possono entrare ed uscire con successo e con la possibilità di crescere professionalmente”. Dalla ricerca del Censis emerge che in Italia, nel ’98, le donne occupate nel lavoro “standard” (ossia il “posto fisso”) risultano l’80,9%, mentre nel lavoro “flessibile” il 14% è impiegato nel part-time (per un totale di 1.031.000 donne), l’8,2% nei lavori temporanei, il 2,3% nei contratti di apprendistato, l’1,2% nei contratti di formazione e lavoro e il resto in lavori interinali, parasubordinati e a domicilio. Rispetto al ’92 aumenta la diffusione del part-time tra le donne (+3,5%), che nel 54,9% dei casi ha optato per questa formula ma negli altri casi (soprattutto per le più giovani) ha dovuto accettare questa soluzione in mancanza di altri sbocchi professionali.