Nel dibattito sulla parità scolastica molti sono i problemi ancora da risolvere. L’Amci (Associazione italiana maestri cattolici) contesta infatti, tra l’altro, l’uso del termine “prescolastico” nei confronti della scuola dell’infanzia: “E’ una chiara spia di un riduzionismo di questa scuola sul versante dell’assistenza – spiegano -, mortificandone il processo innovativo che essa ha saputo realizzare e che la legittima ad essere inserita, a pieno titolo, nel sistema formativo scolastico”. Dall’altra parte, però, l’aspetto positivo è l’introduzione nella scuola dell’infanzia del principio della “piena gratuità”, che “può essere letto quale segnale di riconoscimento di cittadinanza di ogni bambino, nonché traduzione concreta del principio costituzionale che affida alla famiglia la scelta degli indirizzi formativi dei figli”. Anche l’investimento per la scuola elementare, osserva l’Aimc, “amplia l’istituto della parifica e si fa ancora più consistente per le scuole non statali che si aprono all’accoglienza dei bambini in situazione di handicap”. Estremamente “limitativa”, secondo l’Aimc, è invece la soluzione proposta per la scuola secondaria. Se infatti è una “scelta importante” quella del diritto allo studio promosso dalle normative regionali, “pare tuttavia riduttivo e di sapore filantropico l’intervento previsto a favore delle famiglie in condizioni disagiate. Se c’è un diritto da rispettare – affermano – occorrono strumenti di ben altra portata”. “Siamo dunque solo al primo passo – concludono – significativo per la volontà di cui è espressione, ma che chiede ulterioti avanzamenti prima di poter affermare che, nel nostro Paese, lo Stato si è fatto veramente garante della realizzazione di un sistema scolastico pubblico ed integrato”.” “” “