ECUMENISMO: MONS. CHIARETTI, “LA PREGHIERA È LA PRIMA VIA DEL DIALOGO”

Parlare di preghiera e sperimentare diverse forme di preghiera in un luogo “laico” è la sfida lanciata dal Segretariato attività ecumeniche (Sae), il movimento interconfessionale di laici per l’ecumenismo e il dialogo fondato nel 1947, promotore della XXXVI Sessione di formazione ecumenica che, dal titolo “La preghiera, respiro delle religioni” si è aperta ieri a Chianciano. La Sessione, alla quale partecipano cattolici, ortodossi, protestanti, ebrei, musulmani, induisti e buddhisti, durerà fino al 31 luglio. Mons. Giuseppe Chiaretti, arcivescovo di Perugia e presidente del Segretariato per l’ecumenismo e il dialogo della Cei, presiedendo ieri la liturgia eucaristica cattolica ha affermato che la preghiera “è la prima via di un serio dialogo ecumenico ed interreligioso”. “La pratica della preghiera comune – ha detto il gesuita padre Jacques Dupuis, dell’Università gregoriana – è basata su una comunione nello Spirito di Dio condivisa in anticipo da tutti, la quale cresce e va approfondita mediante tale pratica. Essa appare quindi come l’anima del dialogo interreligioso, come pure la garanzia di una conversione comune più profonda di tutti verso Dio e verso gli altri”. Secondo Paolo Ricca, della Facoltà valdese di teologia di Roma, la più alta richiesta che si possa rivolgere a Dio è “insegnaci a diventare preghiera vivente”, e, per la tradizione orientale, rappresentata dall’archimandrita ortodosso Athanasios Hatzopoulos, resta centrale la dimensione comunitaria del pregare. Illustrando le caratteristiche dell’orazione della chiesa ortodossa, il teologo ha ricordato anche “la preghiera di Gesù” il cui scopo è di “dare all’intelletto di cercare nella semplicità, non tanto l’ampiezza quanto la profondità”. Parlare di preghiera e sperimentare diverse forme di preghiera in un luogo “laico” è la sfida lanciata dal Segretariato attività ecumeniche (Sae), il movimento interconfessionale di laici per l’ecumenismo e il dialogo fondato nel 1947, promotore della XXXVI Sessione di formazione ecumenica che, dal titolo “La preghiera, respiro delle religioni” si è aperta ieri a Chianciano. La Sessione, alla quale partecipano cattolici, ortodossi, protestanti, ebrei, musulmani, induisti e buddhisti, durerà fino al 31 luglio. Mons. Giuseppe Chiaretti, arcivescovo di Perugia e presidente del Segretariato per l’ecumenismo e il dialogo della Cei, presiedendo ieri la liturgia eucaristica cattolica ha affermato che la preghiera “è la prima via di un serio dialogo ecumenico ed interreligioso”. “La pratica della preghiera comune – ha detto il gesuita padre Jacques Dupuis, dell’Università gregoriana – è basata su una comunione nello Spirito di Dio condivisa in anticipo da tutti, la quale cresce e va approfondita mediante tale pratica. Essa appare quindi come l’anima del dialogo interreligioso, come pure la garanzia di una conversione comune più profonda di tutti verso Dio e verso gli altri”. Secondo Paolo Ricca, della Facoltà valdese di teologia di Roma, la più alta richiesta che si possa rivolgere a Dio è “insegnaci a diventare preghiera vivente”, e, per la tradizione orientale, rappresentata dall’archimandrita ortodosso Athanasios Hatzopoulos, resta centrale la dimensione comunitaria del pregare. Illustrando le caratteristiche dell’orazione della chiesa ortodossa, il teologo ha ricordato anche “la preghiera di Gesù” il cui scopo è di “dare all’intelletto di cercare nella semplicità, non tanto l’ampiezza quanto la profondità”.