DIALOGO INTERRELIGIOSO: LE GRANDI RELIGIONI INSEGNANO A PREGARE (2)

“La preghiera sta a sentire l’uomo partecipe del mistero: è una finestra aperta all’immensità di Dio”. E’ iniziato così l’intervento del rabbino di Milano, Elia Kopciowski, che ai partecipanti dell’incontro del Sae a Chianciano, ha parlato della preghiera ebraica. La vita dell’ebreo è, tra l’altro, scandita dalla pratica del “berachot”, una benedizione che l’ebreo recita per ringraziare “Colui che ci ha dato ogni cosa dalla più piccola alla più elevata”. Le occasioni per ripetere questa benedizione sono numerose durante la giornata. Tra questa, il rabbino ne ha ricordata una in particolare “si benedice Dio – ha detto – quando si vede qualcosa che ci meraviglia e desta stupore. Lo si fa dunque anche di fronte alla bellezza del creato, davanti ad un oceano e a vette che si protendono verso il cielo. Sono spettacoli di fronte ai quali si rimane abbagliati e per questo si benedice e si loda colui che li ha creati”. Ma che cos’è per l’ebreo la preghiera? Il rabbino ha dato diverse risposte: è – ha detto – una luce che si accende nell’animo umano ma soprattutto “un dialogo tra Dio e l’uomo”. La preghiera ha inoltre un risvolto psicologico: “Colui che prega infatti – ha spiegato il rabbino – si libera della propria solitudine, dei propri dubbi, della propria debolezza, attraverso una stretta unione con Dio: unione che gli ispira fiducia, gli infonde forza e lo spinge ad un comportamento migliore e ad una maggiore sicurezza”. ” “” “