“Signore, chiediamo perdono per la nostra debolezza e le nostre divisioni. Preghiamo per noi e per quelli che verranno dopo. Preghiamo perché il dono della tua grazia ci salvi nell’unità della tua Chiesa”. Con questa preghiera pronunciata da mons. Iosif Pop, arcivescovo della Chiesa ortodossa romena dell’Europa occidentale e meridionale, si è conclusa questa mattina a Chianciano la liturgia ortodossa che ha aperto la quarta giornata della 36ª sessione di formazione ecumenica organizzata dal Sae (Segretariato attività ecumeniche). “E’ uno scandalo per il mondo di oggi – ha detto l’arcivescovo – ciò che vivono i cristiani. Parliamo dell’amore e siamo divisi. Parliamo dello stesso Cristo e ne diamo ciascuno una visione particolare”. Mons. Pop ha poi espresso una sua convinzione. “Credo – ha detto rivolto alla platea di Chianciano – che l’unità della Chiesa debba e possa partire dal popolo. E’ il popolo di Dio che spinge verso la conoscenza reciproca e la riconciliazione”. A margine dell’incontro, mons. Pop ha ricordato la visita di Giovanni Paolo II in Romania. “E’ stata – ha detto – unica nella storia del cristianesimo. Tutti hanno guardato a questo viaggio con molta speranza, anche noi ortodossi”. “Quel momento – ha proseguito l’arcivescovo – è stato preparato in trenta anni di storia, a partire dal Concilio Vaticano II, dall’incontro del Patriarca Atenagora con Paolo VI, dalla cancellazione delle scomuniche reciproche e dal dialogo teologico che le due Chiese hanno portato avanti”. Tutto dunque ha contribuito perché questo abbraccio tra le due Chiese si potesse realizzare ma è stata soprattutto “la coscienza del popolo cristiano che ha fatto lentamente maturare la necessità del dialogo e crescere il desiderio di incontro”.