CASO OCALAN: RAISER (CEC) AL PRESIDENTE TURCO, “NO ALLA SENTENZA DI MORTE”

“A nome del Consiglio ecumenico delle chiese le chiedo di non portare a compimento la sentenza di morte pronunciata dalla Corte di Sicurezza contro Abdullah Ocalan”. Inizia così la lettera che il segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese (Cec), Konrad Raiser, ha inviato ieri al presidente turco, Suleyman Demirel, per chiedere di commutare la sentenza di morte del leader curdo Ocalan. “Il Consiglio ecumenico delle chiese – spiega Raiser – ha adottato da quindici anni una posizione contraria all’uso della pena capitale. Il Cec ha preso questa posizione per motivazioni teologiche, sulla base della convinzione che la pena di morte è una punizione crudele e inumana che nega la compassione e non lascia spazio alla possibilità del colpevole”. Il segretario generale del Cec auspica anche che in Turchia “siano subito intraprese iniziative per interrompere il circolo vizioso di violenza. Sia i turchi – prosegue la lettera – che i curdi devono comprendere che l’uso della violenza retributiva non contribuisce alla guarigione, ma solo all’acuirsi della violenza per entrambe le parti”. “Per queste ragioni – conclude Raiser – e confidando nella sua saggezza e nel valore da lei attribuito alla santità della vita, le rivolgiamo il nostro appello perché conceda clemenza e commuti la sentenza di morte di Abdullah Ocalan”. Il Consiglio ecumenico delle chiese (Cec) è una comunione di 336 chiese sparse in più di 120 Paesi in tutto il mondo e rappresenta circa 500 milioni di credenti. Ne fanno parte chiese ortodosse, anglicane e protestanti di diverse denominazioni.