Il popolo curdo, le minoranze Nuba in Sudan, Myanmar e casi di tortura, di scomparsa, di privazione della libertà personale. Sono le prime istanze di denuncia alla Corte penale internazionale che un gruppo di associazioni (Comunità Kurda in Italia, Associazione Amani, Lega Internazionale per i diritti dei popoli, Amnesty International) ha presentato ieri a Roma a rappresentanti del governo e del parlamento italiani ad un anno dalla Conferenza di Roma. “Queste denuncie – spiegano i promotori dell’iniziativa – non potranno avere seguito ufficiale perché la Corte non è ancora entrata in vigore. Manca la ratifica di 57 Stati ma è importante capire quali casi potranno essere giudicati dalla Corte, quali sono le regole per il suo funzionamento e quali passi si possono fare in Italia per arrivare al più presto alla sua effettiva istituzione”. La prima ipotesi di imputazione per crimini contro l’umanità è contenuta in un dossier redatto da Amnesty International sul Myanmar. “Le violazioni dei diritti umani perpetrate dal governo birmano – si legge nel rapporto – coprono una gamma particolarmente ampia”. Comprendono arresti e detenzioni arbitrarie, processi iniqui, condizioni di detenzione molto al di sotto degli standard internazionali, utilizzo diffuso di maltrattamenti e tortura nei confronti di detenuti, ricorso frequente alla pratica del lavoro forzato, intimidazioni e violenze rivolte ai membri delle minoranze etniche. “Molte di queste violazioni – scrive Amnesty International – ricadono sotto le competenze della Corte penale internazionale”.