CONFLITTO ETIOPIA-ERITREA: “L’ITALIA SI IMPEGNI DI PIÙ PER LA PACE”

“Quale contributo potrebbe dare l’Italia per mettere fine al conflitto tra Etiopia ed Eritrea? Intanto, cominciare a rispettare la legge e non vendere armi a Stati in guerra tra loro”. Lo ha affermato don Valentino Salvoldi, docente universitario ed esperto di conflitti africani, per molti anni missionario in Africa. “Ogni prete, ogni persona con cui ho parlato in Etiopia – continua – non ha fatto che ripetermi la stessa cosa: se voi smetteste di armare i nostri eserciti, questa guerra assurda finirebbe immediatamente”. Tra il 10 ed il 20 giugno di quest’anno sarebbero morti infatti circa 30.000 soldati. Eppure, nonostante le decine di migliaia di violazioni di diritti umani a danno dei civili (soprattutto donne e bambini) quella tra Etiopia ed Eritrea continua ad essere una guerra “dimenticata”. La ragione? “Sono gli Stati occidentali – spiega don Salvoldi – ad appoggiare i due contendenti, ad armarli, a sostenerli in una guerra apparentemente senza senso”. In realtà, secondo il missionario bergamasco, “la guerra tra i due Paesi nasconde delle ragioni economiche e geo-politiche profonde, che per le potenze europee e gli Stati Uniti è meglio tenere nascoste”. “Gli interessi occidentali nel Corno d’Africa – precisa – sono enormi, e spesso inconfessabili: il controllo dei porti commerciali e delle zone strategiche dei due Stati, che si affacciano sul Mar Rosso; il mantenimento della pressione politica e militare su un Paese, l’Etiopia, che vorrebbe, e potrebbe, essere leader nell’Africa nord-orientale; i proventi derivanti dalla vendita delle armi”. E tra i maggiori fornitori di armi, aggiunge, “c’è anche l’Italia”, che “a causa del suo passato coloniale in Etiopia ed Eritrea dovrebbe sentire maggiormente la responsabilità di impegnarsi a creare le condizioni di pace”.