Con la visita di ieri a Treviso del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi si è riproposta nella cittadina veneta la controversia sul fenomeno “immigrazione”. La diocesi ha affrontato di recente la questione in un documento dal titolo “La Chiesa di Treviso e gli immigrati”, scritto dal vescovo Paolo Magnani, e che verrà riproposto sul Sir di domani. Contro la mentalità dilagante “di assolutizzazione del denaro, del benessere individuale e dell’identità territoriale”, che porta alla “paura del diverso”, il documento consiglia alle comunità cristiane di impegnarsi ad “informare costantemente”, anche attraverso omelie, catechesi, momenti di festa, “sulle povertà e sulle violenze del mondo, educando all’aiuto intelligente dei Paesi poveri”. Alle comunità cristiane si chiede di organizzare la prima e seconda accoglienza, istituendo dei Centri di ascolto zonali e predisponendo, nelle parrocchie, una o più stanze per l’ospitalità temporanea e un alloggio stabile per gli stranieri regolari. Per aiutare i “regolari” a reperire lavoro e abitazione si sollecitano le comunità a “stimolare le istituzioni e gli imprenditori” a farsi carico del problema, e i proprietari di case sfitte a mettere a disposizione i loro alloggi. Gli immigrati vanno aiutati anche a reperire “luoghi di incontro per vivere insieme il tempo libero e conservare le proprie tradizioni”. La Chiesa locale dovrà curare inoltre l’accompagnamento pastorale degli immigrati cristiani, favorendo, tra l’altro, la celebrazione periodica, in lingua, della Messa e degli altri Sacramenti. Con i musulmani, invece – senza “sottovalutare i rischi della loro espansione” – bisogna cercare “la via del rispetto reciproco e del dialogo sincero”, anche se “si sconsiglia il matrimonio”, soprattutto “quando la parte cattolica è donna”. Nell’eventuale richiesta di locali parrocchiali per il culto, il documento invita a non dare “disponibilità di luoghi di preghiera, per rispetto dello scopo cui sono destinati, tanto più che per alcuni tale concessione assumerebbe il significato di una svalutazione della religione cattolica”. Si suggerisce quindi di rivolgersi a strutture “gestite da associazioni civili o da enti locali”.