Le Repubbliche asiatiche della Federazione russa non sono solo un focolaio politico pronto ad esplodere, ma anche una polveriera sociale. Don Giuseppe Venturini, prete italiano dal 1997 a Karagandà, rientrato in questi giorni nel nostro Paese per un breve periodo di riposo, racconta la situazione dell’area, un tempo parte dell’ex Urss. ” “”In Kazakistan, dove lavoro – spiega – le condizioni della popolazione sono disastrose. L’incidenza dell’Aids è elevatissima, anche a causa della tossicodipendenza. Questi Paesi si trovano sulla via internazionale della droga, che arriva dall’Oriente e il suo uso è alimentato dalla disperazione della gente e dal suo profondo bisogno di fuggire da una realtà davvero difficile”. Un tessuto sociale frammentato “frutto delle deportazioni del passato – racconta don Venturini – perché l’intento di Stalin era quello di mescolare le popolazioni delle province dell’impero sovietico, dai tedeschi agli ucraini, dai coreani ai lituani”. “Metà dei miei parrocchiani, a Timertao – continua – sono senza lavoro. L’alcolismo è una vera e propria emergenza sociale”. (segue)” “